Omaggio a Biamonti di Fabio Scotto

da Fabio Scotto, In amore, Passigli poesia, 2016 (per gentile concessione dell’Autore)

(…)

Avrai camminato a lungo di notte

sui crinali aspri verso la Cima Santa Croce

smorfia di pietra levigata dal sangue dell’arenaria

Avrai fiutato il vento tra gli ulivi di Perinaldo

chiome spettinate sulla collina terrazzata

fissando la luna bassa china sui cirri

come una lampara a rischiarare

il sonno dei grilli tra i cespugli

Poi sarai sceso all’alba

verso la Punta Sant’Ampelio

per respirare il glauco mare

che scava solchi sugli scogli

col fragore dei flutti spumosi come un seme

lascia pozze salmastre sulla roccia grigia

e più soffiava e sbatteva forte l’onda

e più gemeva la costa invasa

le cosce aperte di una scrofa in foia

e avrai parlato ai ricci silenziosi

la lingua oscura delle arselle amorose

(…)

Testimonianza

Io verrò

Cristo rinnovato,

Cristo che più non muore

Assiderato, Cristo innamorato.

 

Smascherare il vincitore,

Esaltare il malfattore

E sorridere alla gloria.

 

La Storia non è una moria

Ma questa nuova storia,

Ê mia. E ancora la mia Via.

(ms dr)

 

Gli inviti

Non solo per chi non vive

E non si fa vedere

Hai sognato il finale

Nei volti di animali

Che periscono

Ruspanti del sole

Alla dedica universale

Della luce declinante fra i rami,

In controluce frusciano figure,

E il coro delle voci di bocche infinite

 

Solo un poco natura un poco elaborata

E noi come siamo bagliori per l’ombra affocati

Le mute d’amore, gli inviti

Per l’ora del consorzio,

Predisponendo candele

Si andava per la spiaggia,

Felice ove morire e bere

Il sorso più in penombra della luce.

 

Guardavamo con biglie abbacinate

La foresta oltre gli alberi,

La festa danzante di foglie e piccioli –

Nei rivoli di vento

Già gentili

Inanellando parole

Con molte lingue di genti straniere,

La vita sfilava in questa distanza,

Piumante corteo pavone in lontananza

Di una vita che ci rassomigli.

(ms dr, in Bulletin Aicl Les eaux vives 1)

Derviscio (msdr, 2018)

Una musa da riscoprire

Di sicuro una chiave dell’acume critico, così come di quello traduttivo, è l’empatia. Nel suo accurato libro – Georgette Leblanc musa del simbolismo (Edizioni Scientifiche italiane, 2017) – l’autrice Gabriella Giansante disegna in chiaro le relazioni umane e creative di una protagonista della transizione dall’epoca del simbolismo alle energie sprigionate nel primo Novecento dalle avanguardie, della scrittura e pure della musica e della scena. La Leblanc infatti, sorella del più celebre autore di Arsène Lupin e a lungo compagna di Maurice Maeterlinck, intercetta e recepisce da un angolo proprio le suggestioni provenienti dagli umori vaghi di un tardo romanticismo e quelle dell’arte innovativa del cinema, che sembra sul momento, al pari di una sinfonia, compendiare le acquisizioni passate: girerà in età matura il film L’inhumaine ,combinazione di pittura e musica attraverso l’eccellente montaggio del regista Marcel L’Herbier, con ambientazioni di Fernand Léger, Autant-Lara e Cavalcanti e costumi di Paul Poiret, stilista moderno ante litteram. Due esperienze centrali erano precedute: la partecipazione all’incontro poi burrascoso tra Maeterlinck e Debussy e la conoscenza di D’annunzio, in un Vittoriale opera aperta che non cesserà di stupirla. Anche per le influenze e per l’atteggiamento libero che la porterà, nella seconda parte della sua esistenza, a stabilirsi negli Stati Uniti, dove prosegue la sua carriera di cantante lirica, la Leblanc è figura riportata da Gabriella Giansante a una posizione centrale, di cui testimoniano anche i Souvenirs della Musa in parte tradotti in questo volume agile e gradevole, oltre che raffinatamente dotto. (ms dr)

Unless

Unless di Perry Leary (2016, stampato da F4W) è un disco schietto memore dell’origine d’oltremanica anche della migliore musica americana: inanella una bella collana di brani dai testi lirici, sconsolati e autoironici, con un grammo di aggressività per legittima autodifesa… Siamo in realtà soli come una goccia nell’oceano (“A drop in the ocean”) e rifuggiamo addirittura da una luminosa condizione, dato che a quanto pare facciamo anche di tutto per scansarla, ma ecco che insorge la vena musicale fino alla promessa di un risveglio tutto strumentale in “Awakening”, che chiude l’album con un bagliore inatteso. Nulla di mesto tuttavia nemmeno nei brani a un primo ascolto lievemente d’antani (“Unless”), mentre la musica accompagna energica –  scorci che ogni volta raccontano una reazione. Fruibile e non privo di melodie che si imprimono nella memoria.  (ms dr)

L’ocra e il nero

Volto interiore (ms dr 2015)

Seguace d’ocra e nero

Un artigiano indiano

Consumare il contrasto,

Custodire

Col lume ristretto sprigiona

Granati, l’avorio e l’onore

Puramente persegue

Un fervido intarsiare

L’ambra a preghiere d’amore

Un letto di marmo caldo

La coltre fredda in broccato

A terra, una psiche vera

Polpastrello sul limite

Un pescatore dell’oro,

Corridore di rossi e di blu

Setacciare l’umano

Profilare una civiltà

Nel lampo largo rivela

Sculture, pennelli e colore

Ardisce in trasparenza

Il rischio di modellare

La rèsina vincolata ai  pensieri

Le frutta dimezzate in parole

Ad ogiva,

Opere per omissioni

Echeggianti oltremare

Le avanguardie dei sensi

Un ragazzino che piange

Estinguere il guado,

Elargire

Granati in volto

L’ocra e il nero sprigiona

Un mosso vedere. (ms dr)

 

Cha no yu e fiori sdraiati sul tatami

Haiku di Antonella Tissot

da <<Inverno>>, per gentile concessione dell’autrice e della traduttrice Leila Kataoka

Fiore piccolo (ms dr 2016)

Fiocco argentato –

nevica sopra il lago

e sotto il ghiaccio

*

botanyuki –

fuoriochiru no wa

hyoketsuko

ENTRE FOUS di Jean-luc Coudray

Incurabile follia

Un libriccino imperdibile di Jean-Luc Coudray, autore sintetico e folgorante, che ha già pubblicato in Italia per Libribianchi e Sellerio. In breve, tra notazioni acute sulla follia clinica e ordinaria, un personaggio ha il merito di essere pazzo solo a metà, per questo è ammirato e guarito dallo psichiatra stranamente alienato che lo ha in cura in un efficiente ricovero.  Il giovane protagonista ha deciso di internarsi per i propri deliri. E, il suo, è un delirio affatto speciale, dal momento che si concentra su un unico oggetto – il diavolo – strambo e geniale, che alla fine del romanzo si degnerà di stringergli la mano per dirgli <<au revoir>>. Già, perché, a differenza dell’amore o dell’amicizia, sulla follia si può sempre contare: è incurabile. Evacuato dal suo <<sostegno diabolico>> il personaggio senza nome si ritrova unico, dunque nevrotico, senza tema della fondamentale condizione. Una volta per tutte? Mai dire mai e il seguito non è dato sapere. Nel frattempo, però, la familiarità con le aberrazioni del sistema e del singolo regala la peculiare lucidità di coscienza dello stile piano e poetico, sempre sagace, fino a strappare dolorose risate, del narratore in agguato, oltre il sipario delle convenzioni. (ms dr)

L’arco ideale

Perra gialla (msdr 2016)

Ma noi ci specchieremo

Nei vetri splendenti delle case del centro

Nei viali ridenti con nuovi ritratti

Pera (ms dr 2016)

Avremo levigate gesta

L’arco ideale volendo queste frutta

Di vita e di rassomiglianza

La meraviglia dei mondi chiusi

Nell’abbraccio assolato

(ms dr)