Il dono del sambuco

Mauro Novelli

Il dono del sambuco

                                                                                    Al modo di arsenio, in acque dolci

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MSDR, “La carne e la coda del diavolo – non rubare”, technique bordelique

Lascia il lago dove Ombretta cadde nella trasparenza della morte , per quella barca che da così tanto tempo hai smesso di cercare. I campanelli squillano all’ombra dei cedri, negli abissi i persici sole strattonano il filo. Era questo il segnale, vero? Cosa leggi tu? Nessuna scaglia iriderà mai più sulla ghiaia. Presto viene l’ora delle ceneri.
Dunque volgi le spalle alla foce e risali il sentiero che costeggia il torrente, senza alzare gli occhi alle finestre sul retro del paese, sbarrate con assi di legno in croce. Se ne sono andati oltre il confine , sì, e non rimpiangono le susine raggrinzite dietro i muri di pietra. Presso il mulino sfasciato, lo vedi, c’è un viottolo: scendi con lui dall’argine al greto. Poi avanza nella corrente che morde le caviglie, sulle erbe scivolose delle cascatelle. Al terzo salto, dove volteggia la poiana, fermati. In quella buca celeste c’è chi attende, forse desidera la tua insidia. Intorno si aprono le quinte degli ontani , più in là un carpino, noccioli, fiotti di macilente robinie. Non a loro chiederai soccorso, ma al sambuco che sporge i grappoli sull’acqua. Lì sotto, la trota conosce le cortesie del vento . Allora non perderti a cercare ciò che brulica sotto i sassi, scegli la bacca violacea che ti valse fior di schiaffi . Sei solo, tutti ti vedono. Anche la famigliola di cinghiali che ha smosso la terra e ora sta acquattata, paziente. Tu pure attendi, e desideri la pioggia che svelle cedri e ricordi. Solo nel torbido potrà balenare la livrea. Ma non è una goccia, a increspare lo specchio. Più in alto l’arciere indovina la rifrazione, scocca sull’argento guizzante e t’ha già colto nella schiena, insieme alla prima raffica dell’autunno.

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MSDR, “La carne e la coda del diavolo – non rubare”, technique bordelique